Approfondimento

Il sogno del polpo, storia di un'amicizia

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Il sogno del polpo, storia di un'amicizia

Data: 22 Luglio 2026

Lara Ricci recensisce «La stagione dell'acquario» di Anne Cathrine Bomann su Domenica – Il Sole 24 Ore, il 12 luglio 2026.

Dalla scrittrice danese Anne Cathrine Bomann la commovente e delicata storia dell'amicizia tra una donna, Vigga, e Rosa, un mollusco, una storia che ci fa cambiare lo sguardo sul mondo degli abissi.

Quando dormono, i polpi a volte cambiano colore. Nuove sfumature cromatiche scorrono sulla loro pelle fluida come l'acqua e questa freme e cambia architettura, da liscia può accapponarsi, incresparsi, indurirsi. Non è ancora certo, ma potrebbe essere un sogno. O qualcosa di simile al parlare nel sonno. Un «mostrare sulla pelle quel che succede nell'animo». Un tradimento, la rottura del confine tra ciò che avviene dentro e ciò che si mostra all'esterno. Dietro gli occhi chiusi il polpo potrebbe essere alle prese con una battaglia o una caccia agguerrita.

Vigga, la protagonista di «La stagione dell'acquario», originale romanzo della scrittrice danese Anne Cathrine Bomann, è una giovane donna scontrosa. Detesta la finzione, l'ipocrisia, la dissimulazione. Lei sta dall'altro lato, quello che non illude, non scintilla, ma aderisce alla realtà, sia quella che sia. Fatica a dare un senso ai giorni e si domanda se, alla fine, il senso non sia proprio la finzione. Lascia un lavoro dietro l'altro fin quando l'ufficio di collocamento la spedisce a fare una sostituzione in un acquario.

Il suo lavoro è spezzettare pesci congelati e altri organismi morti per nutrire quelli vivi, pulire e allestire le vasche, stare nel dietro le quinte maleodorante e rumoroso, tra «polmoni meccanici che risucchiano l'acqua, la depurano e la ributtano fuori in una specie di universo parallelo dove c'è tutto quello che puzza, urla e fa gelare le mani». Almeno non deve stare dall'altra parte, quella degli spettatori, o dei responsabili, di chi accetta l'idea che sia giusto tenere gli animali in gabbia. Qui è meno a disagio: «nonostante tutto qua dietro siamo più sinceri di chi sta davanti, proprio perché siamo dalla parte del brutto. Perché l'obiettivo di Mondo oceano non è mostrare le cose come sono, fin qui ci sono arrivata. L'obiettivo è creare un'illusione che vada bene a tutti, un bel quadretto, abbastanza interessante e decoroso da risultare sopportabile ai visitatori».

È mentre cerca di adattarsi al nuovo lavoro, di non rispondere male ai colleghi, di sentirsi meno esclusa dalle persone e dalla vita, che la sua unica amica, Maiken le annuncia di essere incinta. Il loro legame strettissimo aveva già iniziato a allentarsi quando Maiken aveva lasciato il loro appartamento per andare a vivere col suo ragazzo, ma per Vigga era una situazione passeggera. Ora invece una frattura comincia ad aprirsi fra loro. Il feto inizia a trasformare il corpo dell'amica, a prenderne possesso, e Vigga si fa sempre più da parte.

Johannes, il capo di Vigga giorno dopo giorno le spiega qualcosa della vita degli organismi acquatici. Gradualmente la giovane inizia a distinguere le azioni e le reazioni degli abitanti dell'acquario, che le erano parsi «sempre incredibilmente uguali, piccole copie senza coscienza né personalità, ogni giorno lo stesso comportamento». Lui «registra un sacco di aspetti che io a mala pena riesco a notare quando me li indica. Nel giro di pochi secondi capisce se una spigola ha le uova semplicemente osservando la scia che lascia nell'acqua, sa come si snoda l'anguilla quando sta bene e sa distinguere un ippocampo dall'altro». Vigga inizia a riflettere su quanto sarebbe più ricco il mondo visto attraverso una lente così precisa.

Un giorno Johannes le affida una nuova vasca. È così che conosce Rosa, il polpo. Le fa agitare la mano nell'acqua, per attirarne l'attenzione, e subito lei sale dal fondale. «Adesso Rosa fluttua appena sotto il pelo dell'acqua, e non è più grigia, ma di un violetto rossastro. Sovraeccitazione, forse, o curiosità? (...) Rosa rimane qualche secondo in posizione d'attesa, poi mi poggia la punta di un tentacolo sul dorso della mano». Inizia così l'amicizia tra i due animali solitari, Vigga e il polpo, un corpo «pensante decentralizzato», perché oltre al cervello centrale la maggior parte dei suoi neuroni sono diffusi nei tentacoli, otto, ciascuno dotato di un certo grado di autonomia, ciascuno in grado di pensare: di raccogliere e elaborare informazioni, di prendere decisioni e di eseguirle».

A Rosa piace Vigga, quando arriva le va incontro, la avvolge con i suoi tentacoli. Non fa così con altri. «All'inizio quando non conoscevo il linguaggio per comprenderla, il suo mondo mi appariva superficiale come un disegnino stilizzato su un foglio di carta», riflette Vigga. Ora ne sa apprezzare tutte le sfumature, la capisce, si riconosce nella sua mente. «Eccola là, nello splendido rosa corallo che indossa di solito, mentre muove ritmicamente la cavità del mantello ed espelle getti d'acqua dal sifone che spunta come un boccaglio da una piega della pelle. E all'improvviso cambia espressione. Si colora di un rosso più intenso che poi sfuma nel marrone, tutto nel tempo di un respiro. La pelle passa dal setoso a qualcosa di simile alla pelle d'oca, poi a una superficie nodosa punteggiata di minuscoli cornetti e infine cambia di nuovo colore. Il corpo è percorso da un fremito che soffia via l'azzurrognolo per tornare all'arancione pallido».

Rosa ha gli occhi chiusi, forse sta sognando, ipotizza Vigga in questo romanzo commovente e delicato sull'amicizia, che sa cambiare il modo in cui guardiamo il mondo.