Approfondimento
Essere uomo nonostante gli uomini
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Essere uomo nonostante gli uomini
Michela Marzano recensisce «Maledetti uomini» di Andrev Walden su Robinson – La Repubblica, il 18 gennaio 2026.
La storia di formazione dello svedese Andrev Walden: la ricerca del genitore in una carrellata di figure fallimentari.«D'inverno si vede la differenza tra chi ha e chi non ha. Sono le giacche a vento e le lentiggini da settimana bianca a mostrarla. Ciascuno si porta in giro la propria classe sociale come un guscio di chiocciola. D'estate le differenze evaporano. Per abbronzarsi non c'è bisogno di andare in montagna e si gira in pantaloncini e maglietta. D'estate nessuno può sapere con certezza a che mondo si appartiene. Si è liberi e misteriosi. Io odio l'inverno e adoro l'estate». «Maledetti uomini» è il romanzo d'esordio di Andrev Walden, scrittore e giornalista svedese. Pubblicato nel 2023 e accolto con grande entusiasmo dalla critica, esce ora in italiano, magnificamente tradotto da Laura Cangemi per Iperborea.
Se dovessimo collocarlo in una categoria, la più immediata sarebbe quella del romanzo di formazione. Ma a differenza di molti romanzi di questo tipo, Maledetti uomini non racconta il passaggio dall'infanzia all'età adulta come un itinerario lineare né come una conquista. Per Walden, che rielabora la propria infanzia, crescere significa imparare a orientarsi nell'instabilità e fare i conti con figure che promettono protezione, ma che, quasi sempre, finiscono per produrre smarrimento. Il narratore è Andrev bambino: non ha ancora gli strumenti per giudicare, ma registra tutto - gesti, odori, silenzi, promesse mancate. La storia comincia nel 1983, poco prima di Natale, quando Andrev ha appena compiuto sette anni, e scopre che l'uomo che fino ad allora ha chiamato papà non è il suo vero padre. Ma la rivelazione, invece di turbarlo, arriva come un sollievo: il Mago delle piante, come lo chiama Andrev - mezzo hippie e mezzo impostore, a tratti capace di insegnare a riconoscere erbe e funghi, a tratti irascibile e violento - non è l'origine di tutto. È solo uno dei passaggi. Come gli altri uomini che entrano via via in scena, l'uno dopo l'altro, senza mai riuscire a prendere il posto che pretendono di occupare: l'Artista, che di arte non sa quasi nulla ma conosce bene il mestiere della seduzione; il Ladro, arrestato per taccheggio davanti agli occhi del bambino; il Pastore, che non guida greggi ma vede il diavolo negli occhi degli altri; l'Assassino, figura cupa e possessiva; il Canoista, che manda il ragazzino a lavorare troppo presto. Nessuno di loro è un mostro. Ma sono tutti mediocri, tutti incapaci di reggere il ruolo che si attribuiscono: pretendono autorità, ma spesso utilizzano la violenza, lasciando dietro di loro una donna e un bambino sempre più esposti, sempre più spaesati.
La figura quasi mitica del padre vero di Andrev resta sullo sfondo. La madre lo descrive come un uomo dai capelli lunghi e neri, come un indiano. E per il figlio, pian piano, quell'uomo si trasforma in una presenza fiabesca: qualcuno che potrebbe mandare uno spirito a portarlo via dal mondo precario e marginale in cui vive, ma che di fatto non è mai presente. Così Andrev impara che l'instabilità non è un incidente ma un clima. E che la violenza non è sempre un evento: spesso è un'atmosfera.
La forza del romanzo sta nella voce narrante. Walden adotta uno sguardo infantile che non è mai ingenuo: al contrario, è uno sguardo lucido, capace di cogliere dettagli che gli adulti non vedono o fingono di non vedere. La violenza non viene mai spettacolarizzata, ma nemmeno attenuata. È mostrata nei suoi effetti più duraturi: nell'insicurezza, nella necessità di adattarsi, nel continuo dover ridefinire il proprio posto nel mondo. Eppure, Maledetti uomini non è un libro cupo. Lo scrittore svedese possiede una risorsa preziosa: l'umorismo. Un umorismo sottile e disarmante, che non cancella il dolore ma permette al lettore di respirare e di concentrarsi sulla moltitudine di dettagli concreti che punteggiano il romanzo: il freddo, il buio, gli odori, gli animali, le case troppo piccole. Per questo Maledetti uomini non è solo il racconto di un bambino che si confronta con una costellazione di figure paterne diverse, ma anche un romanzo politico che mostra le conseguenze di un sistema affettivo profondamente asimmetrico. Il vero tema non è la maledizione di nascere maschio, ma il costante sottrarsi di molti uomini alla relazione.
Perché, in fondo, lo scopo di Walden è ricordare che crescere non significa smettere di essere figli, ma imparare a fare i conti con ciò che ci è stato dato - e con ciò che è mancato. «Non ho intenzione di inventarmi niente di particolare, perché il particolare si imprime nella mente e non ha bisogno di essere inventato. Se mi inventerò qualcosa, sarà nascosto nel banale, come il colore dei cuscini di una sdraio in un capanno dov'è successo qualcosa di particolare». Così, alla fine della lettura, si resta con una domanda senza risposta: che uomo si diventa quando gli uomini, quasi tutti, hanno fallito?