Approfondimento
COM'È VICINA PYONGYANG
:quality(80):no_upscale()/https://4sigma-storage.fra1.cdn.digitaloceanspaces.com/iperborea-907/media/website/News/Cover_news_del_sito_21_x_23.7_cm_TtPQp7F.png)
Approfondimento
COM'È VICINA PYONGYANG
Un testo inedito della scrittrice americana Barbara Demick pubblicato su Robinson – la Repubblica, il 27 settembre 2026.
Nel 2001, quando ho iniziato a scrivere della Corea del Nord, per molti quel paese era una specie di fenomeno da baraccone. Il mondo esterno rideva sotto i baffi guardando i soldati al passo dell'oca o rimaneva a bocca aperta davanti alle masse che facevano ginnastica. I turisti che lo visitavano, ben pochi, erano spinti dalla curiosità morbosa di mettere piede nell'ultima reliquia della Guerra fredda, almeno finché durava. Si pensava che il regime di Kim sarebbe caduto o si sarebbe evoluto e che la Corea del Nord, alla fine, sarebbe diventata come il resto del mondo. Ma non è successo. Anzi, semmai è il resto del mondo a somigliare di più alla Corea del Nord. È evidente soprattutto nel mio paese con il governo attuale. Non c'è giorno che Donald Trump non faccia qualcosa che mi ricorda la Corea del Nord. Alla Casa bianca, dove i membri dell'amministrazione fanno a gara a chi si profonde nell'elogio più smielato a Trump, il famigerato culto della personalità nordcoreano è ben visibile. È anche uscita la fotografia di un funzionario del governo con una spilla dorata sul bavero che ricorda quelle obbligatorie di Kim Il Sung, il defunto fondatore del regime nordcoreano.Come lui, Trump ama mettere il suo nome e la sua immagine ovunque si possa, che siano edifici, passaporti, valute, siti internet. È solo grazie a un tribunale che il suo nome è stato rimosso dal Kennedy Center for Performing Arts di Washington. Ma non sono solo gli Stati Uniti. I regimi autoritari sono in ascesa. La Corea del Nord non è più una grande eccezione tra gli altri paesi. Succede anche in Cina. Anziché seguire l'esempio di Pechino e il suo percorso di riforma e apertura degli anni Ottanta, la Corea del Nord non si è mossa di un millimetro. E la Cina di Xi Jinping, leader dal 2012, continua a regredire in tema di diritti umani e libertà di parola.
Xi ha perfino abolito i limiti del suo mandato, di fatto rendendosi presidente a vita – in pieno stile nordcoreano. L'attuale leader di Pyongyang, Kim Jong Un, la terza generazione dei Kim, si è dimostrato molto bravo a entrare nelle grazie degli autocrati. Grazie a lui, il suo paese è ormai indispensabile per la Russia di Vladimir Putin, con i suoi aiuti nell'estenuante campagna contro l'Ucraina. La Corea del Nord fornisce missili balistici, munizioni e personale. Nel momento in cui scrivo, si stima che abbia schierato al fianco dei russi quindicimila soldati, oltre a ingegneri e operai edili. L'accordo ha dato nuova linfa all'economia nordcoreana, che è nel suo periodo migliore degli ultimi anni.
Kim Jong Un non è più quello del 2011, l'ultimo arrivato con la faccia da bambino diventato famoso come il leader più giovane al mondo. Ormai ha superato comodamente la quarantina ed è tra i capi di stato in carica da più tempo. Dopo aver spietatamente eliminato la concorrenza sembra aver consolidato pienamente la sua presa sul paese. All'esecuzione dello zio Jang Sung Taek, nel 2013, è seguita la morte di Kim Jong Nam, fratellastro di Kim, assassinato all'aeroporto di Kuala Lumpur con un gas nervino nel 2017. Oggi, al confronto, le politiche interne del regime sono monotone. Il Partito del lavoro coreano si riunisce regolarmente ogni cinque anni, come i partiti comunisti del Vietnam e della Cina. Kim si sente così al sicuro sul trono che è pronto a investire come erede la figlia Ju-ae, preparando la strada alla quarta generazione della dinastia. Il regime non sembra a rischio di crollare. Sul piano internazionale, Kim Jong Un è più rispettato del padre. L'anno scorso, nel settembre 2025, è stato accolto con l'onore riservato ai leader delle grandi potenze quando ha sfilato fianco a fianco con Xi e Putin in testa alla parata militare di piazza Tienanmen, a Pechino. Era la commemorazione dell'ottantesimo anniversario della fine della Seconda guerra mondiale, ma dalle immagini apertamente di sfida sembrava piuttosto la consacrazione di un triumvirato sempre più antiamericano e antioccidentale.
Non che i rapporti tra gli Stati Uniti e la Corea del Nord siano stati fermi. Donald Trump non nasconde la sua ammirazione per Kim Jong Un. Di recente, nell'agosto 2026, sui social ha definito la Corea del Nord «inoffensiva e rispettosa» e si è vantato dei suoi «ottimi rapporti» con il leader nordcoreano. Durante il suo primo mandato, Donald Trump ha interrotto decenni di immobilità scrivendo personalmente a Kim Jong Un. Si sono scambiati delle «bellissime lettere», a detta di Trump, e «si sono innamorati». Si sono visti nel 2018, a Singapore, tra strette di mano e accorate promesse di migliorare i rapporti. Ma l'incontro in Vietnam dell'anno dopo è stato una delusione, e un altro ancora nella DMZ poco più che una posa per i fotografi. Ultimamente, Trump ha detto che spera di rivedere Kim entro la fine del 2026. A metà del suo secondo mandato, il presidente degli Stati Uniti sembra ansioso di aggiungere al suo lascito un successo in politica estera, tanto più quando la vittoria in Iran sembra sempre più irraggiungibile. Ma per ora, Kim non è sembrato così interessato all'incontro. Ha il coltello dalla parte del manico, prevede che il suo regime durerà molto più a lungo di quello di Trump.