Approfondimento
La bandiera rossa sventola in Lapponia
Approfondimento
La bandiera rossa sventola in Lapponia
Vanni Santoni recensisce «La pietra e la seta» di Mikael Niemi su La Lettura – Corriere della Sera, il 6 settembre 2026.
L'epopea familiare dello svedese Mikael Niemi torna ai primi del Novecento in una regione condannata a una cronica povertà. Ma c'era chi diceva «no».Possibile che quello dello svedese Mikael Niemi non sia uno dei nomi di punta del catalogo Iperborea, ma di certo l'autore da tempo ne è una delle indiscutibili colonne. Arrivato sui nostri scaffali già nel 2002 con «Musica rock da Vittula», esordio che ottenne un grandissimo successo in patria, tale da farlo andare in modo deciso verso la letteratura e abbandonare il destino dove lo avrebbe condotto la sua formazione da ingegnere elettrico, ha tenuto la posizione con il romanzo di fantascienza «Il manifesto dei cosmonisti», del 2007, con il poliziesco «L'uomo che morì come un salmone», del 2011 col frenetico pulp «La piena», del 2013, e poi con «Cucinare un orso», del 2018, fino a quel momento il suo romanzo più ambizioso (oltre che divertente), con un riuscito mix di giallo, romanzo storico, satira e sciamanesimo, per più di 500 pagine che si leggevano come se fossero state la metà.
Oggi Niemi, con «La pietra e la seta» (sempre per Iperborea), prova ad alzare ancora la posta, perlomeno a livello quantitativo: 621 pagine per un grande affresco storico-sociale, ambientato nella poverissima Lapponia svedese d'inizio Novecento (ma non senza qualche puntata nella contemporaneità), protagonista una famiglia divisa tra chi eredita la terra, e chi invece deve rassegnarsi a un agro destino di bracciante. Una situazione, quella di Eino Vanhakoski e della sua famiglia – e di innumerevoli disgraziati come loro – che può durare anche tutta la vita, a meno di trovare qualche espediente per arricchirsi in fretta. Eino ci prova col catrame: produrlo è un lavoraccio, descritto in uno dei passaggi più amari ma anche più divertenti del libro, dato che bisogna sradicare, e con utensili inadeguati, i ceppi di alberi morti, costruire barili in cui metterli assieme alla torba, aspettare... Va da sé che il piano non funziona, anzi rende Eino ancora più povero e disperato, fino a costringerlo ad accettare di unirsi ai manovali impegnati nei durissimi lavori di costruzione di una strada, mentre suo fratello Wilhelm prospera e, da quella non disprezzabile condizione finisce pure per mettere gli occhi addosso a sua moglie Saara...
«La pietra e la seta» è infatti anche un grande romanzo familiare, e se attraverso la vicenda di Saara assistiamo all'infausta condizione della donna nella Svezia dell'epoca, sempre subordinata alle decisioni maschili (qua, pur in un diverso contesto sociale, si sentono echi della «Casa di bambola» di Henrik Ibsen, che tanta influenza ha avuto su tutta la letteratura scandinava), con la figlia Martha scopriamo invece il desiderio delle generazioni successive di dire «no» a un destino che tutti ritengono immutabile. Ma in quei decenni c'è anche un famoso «spettro» che, aggirandosi per l'Europa, suggerisce agli ultimi che quel «no» può essere pronunciato: il comunismo. Comunisti e socialisti agitano le masse impoverite della Lapponia svedese, organizzando scioperi e picchetti, e anche i Vanhakoski si trovano coinvolti nei nascenti movimenti sindacali, cosa che li porrà in aperto conflitto col «fratello possidente» Wilhelm.
Mentre seguiamo la famiglia Vanhakoski nella sua epoca, «La pietra e la seta» fa periodicamente capolino nella nostra, con il personaggio di Siw, impiegata regionale «in categoria protetta» per problemi di salute mentale, le cui periodiche crisi portano però con sé visioni e momenti di preveggenza, cosa che s'intensifica al ritrovamento di un cadavere nel nord della Svezia... Proprio in quella Lapponia svedese dove vivevano i suoi antenati Vanhakoski. A prima vista, in un romanzo storico e familiare così solido, l'inserto della vicenda di Siw potrebbe apparire superfluo, o persino vezzoso; in realtà, Niemi ha ben integrato la lezione, arrivata con gran forza dalla letteratura recente dell'Europa centro-orientale, per cui ormai il nudo realismo rischia di farsi oleografia (se esteticamente «carico») o freddo resoconto (se più minimalista): grazie a questa pur moderatissima linea metafisica riesce a rendere il proprio romanzo «non superato alla nascita», e a portare avanti con maggior forza i suoi obiettivi, che restano l'analisi storica e quella sociale. Tra di essi, i principali sono aprire uno squarcio sulle vite dei «meänkieli», la poco raccontata (e storicamente assai vessata) popolazione svedese di lingua finlandese, con particolare attenzione alla condizione femminile; e soprattutto mostrare come la tanto celebrata socialdemocrazia svedese, oggi incrinata da tendenze neoliberiste, non è spuntata dal nulla, né si è formata per la benevolenza e la civiltà del popolo svedese: come tutti gli avanzamenti sociali, è il frutto di decenni di lotte e secoli di sofferenza e subordinazione.