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L'Oratorio di Natale



L'Oratorio di Natale

Musicista di fama internazionale, Victor Nordensson torna dopo tanti anni a Sunne, la cittadina di provincia svedese dov’è nato, per dirigere l’Oratorio di Natale di Bach con un’orchestra di dilettanti. Se ha accettato l’incarico è per saldare un debito con il passato, per realizzare un sogno sognato prima ancora che lui nascesse, ma soprattutto per ritrovare le sue radici di artista e di uomo. Dove comincia un essere umano, fino a dove risale la sua storia, quali avvenimenti gli hanno «aperto i canali dell’anima», facendo sì che tutte «quelle parole, quei pensieri congelati» che si portava dentro si sono sciolti in musica? È dalla morte di Solveig, cinquant’anni prima, che tutto ha inizio: Solveig è passata sulla terra spargendo attorno a sé gioia, carezze, parole, musica. È lei, la moglie di Aron, l’americana, che ha insegnato a Sunne l’uso di baciarsi alla luce del sole, è lei che ha lanciato il progetto dell’Oratorio di Natale, interrotto alla vigilia dell’esecuzione, dopo dieci anni di prove, dall’incidente che l’ha uccisa. È dall’esperienza di quel lutto, di un dolore totale, che Tunström fa discendere la storia delle tre generazioni dei Nordensson: Aron, Sidner e infine Victor. Una storia che spazia dalla Svezia alla Nuova Zelanda, all’inseguimento di quell’amore e di quella tenerezza che hanno perduto, di quella vita da cui la cortina del dolore li ha separati. «Cattedrali di sogni e di idee», dice Tunström, si nascondono dietro l’apparente banalità della vita, cattedrali che si innalzano verso quella luce e quella speranza che risuonano per tutto il romanzo nella musica di Bach.

Titolo originale: Juloratoriet
Prima edizione: Ottobre 1996
pp. 432
Nazione: Svezia
Traduzione di: Fulvio Ferrari
Postfazione di: Fulvio Ferrari
Collana: Narrativa
Numero di collana: 61
ISBN: 9788870910612
Prezzo di copertina: € 18,50
Contenuti extra
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Citazioni

“Camminavo con il mio passo da adulto e contemporaneamente, con un’altra parte di me, avevo tre anni. La mano che stringeva la borsa teneva al tempo stesso la mano di mia madre, indicava un cono gelato, si liberava da una mischia in Grecia, seguiva le meraviglie di una partitura. Ogni azione del passato generava mille altre possibilità, scorreva a rivoli verso suoi propri futuri. Ed essi proseguono, sempre più numerosi, nelle terre vergini della coscienza, ombre che t’inseguono e vengono inseguite. Non c’è mai requie”.

 

Göran Tunström, “L’Oratorio di Natale” p. 10

 

"Ma non si può tornare a casa se non si è mai partiti. Se là, in quell'altrove non hai trovato un sorriso, un'esperienza capace di trasformarti, e lui non aveva ancora trovato nulla che potesse dissolvere la sua eterna attesa della presenza del mondo".

Göran Tunström, “L’Oratorio di Natale” p. 345

 

"Ci sono molte cose che non capisce e questo è quel che più gli dà gioia, perché vuol dire che ha davanti tutto un mondo che deve raggiungere. L'incomprensibile è la cosa più bella o, come avrebbe scritto un giorno: «Non so, per questo devo andare avanti»".

Göran Tunström, “L’Oratorio di Natale” p. 52

 


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