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Il settimo sigillo



Il settimo sigillo

Sulle rive di un inquieto mare incolore, il Cavaliere gioca a scacchi con la Morte. L’ha incontrata al ritorno dalla Crociata in Terra Santa, dove aveva creduto di poter trovare uno scopo alla sua vita nell’azione eroica al servizio di Dio. È tornato amaro e disilluso, con il cuore vuoto, tormentato dalle stesse domande con cui era partito. Per questo ha chiesto una dilazione, sfidando la Morte a una partita che sa di perdere, ma che gli lascerà forse ancora un’occasione per capire, per compiere almeno un’unica azione che ha un senso. È la sospensione il tempo di questa sorta di “Leggenda di Ognuno”, la stessa di quel “silenzio di circa mezz’ora” che avvolge il cielo nell’Apocalisse all’apertura del settimo sigillo: l’attesa di una rivelazione. I vari personaggi, il Cavaliere, il quasi falstaffiano scudiero Jöns, l’attore Skatt, il fabbro Plog e la moglie Lisa, il farabutto Rayal, la Strega-bambina condannata al rogo, vanno incontro al loro destino sullo sfondo di quello scontro tra bianco e nero, luce e tenebre, bene e male, da sempre simbolo della storia umana. Soli superstiti Mia e Jof, la felice coppia di giocolieri, e il loro bambino, che incarnano quell’amore, quella semplicità delle piccole cose, quel frammento di serenità che il Cavaliere riesce a sottrarre alla Morte. Scrivendo una sceneggiatura, dice Bergman, si vorrebbe avere a che fare, invece che con le parole, con qualcosa che somigli a delle note, si sogna una sorta di partitura che possa conservare il ritmo, il tono, ogni minima sfumatura di quelle visioni che sono la vera sostanza da cui nascono i film. Ed è proprio l’inadeguatezza delle parole, la resistenza che offrono a tradursi in immagini, la loro provvisorietà rispetto alle soluzioni poi adottate, che rendono la sceneggiatura del Settimo Sigillo indipendente dalla realizzazione scenica, restituendoci quella parte delle visioni che il cinema non può dare: i profumi, gli odori, i sapori o la malinconia del sole “che rotola sul mare nebbioso come un pesce gonfio d’acqua”.

Titolo originale: Det sjunde inseglet
Prima edizione: Maggio 1994
pp. 96
Nazione: Svezia
Traduzione di: A. Criscuolo
Collana: Narrativa
Numero di collana: 41
ISBN: 9788870910414
Prezzo di copertina: € 9,50
Citazioni

“CAVALIERE: Io voglio sapere. Non credere. Non supporre. Voglio sapere. Voglio che Dio mi tenda la mano, che mi sveli il suo volto, mi parli.

MORTE: Ma Lui tace.

CAVALIERE: Lo chiamo nelle tenebre, ma a volte è come se non esistesse.

MORTE: Forse non esiste”.

 

Ingmar Bergman. “Il settimo sigillo” p. 28

 

‎"MORTE: Non smetterai mai di fare domande?

 
CAVALIERE: No, non smetterò mai.

 MORTE: Tanto non avrai mai risposta.

CAVALIERE: A volte credo che le domande siano più importanti delle risposte".

Ingmar Bergman, "Il settimo sigillo" p. 66

 

“CAVALIERE: Io voglio sapere. Non credere. Non supporre. Voglio sapere. Voglio che Dio mi tenda la mano, che mi sveli il suo volto, mi parli.
MORTE: Ma Lui tace.
CAVALIERE: Lo chiamo nelle tenebre, ma a volte è come se non esistesse.
MORTE: Forse non esiste”.

Ingmar Bergman, “Il settimo sigillo” p. 28

 


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