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Approfondimento

La storia viaggia su strada

Data | Lunedì 03 Agosto
Orario | 14:47

Recensione di Claudio Visentin a «Per antiche strade» di Mathijs Deen pubblicata il 2 agosto 2020 su Domenica - Il Sole 24 Ore

Percorsi. In Europa manca una narrazione condivisa come quella che in America celebra la Route 66: ma ora un libro racconta gli uomini e i cammini che ci hanno uniti nei secoli

Negli ultimi mesi della Seconda guerra mondiale i governi alleati misero in scena un'inedita versione del Dottor Jekyll e Mister Hyde. Da un lato infatti non arretrarono dinanzi a nessuna distruzione pur di dare il colpo di grazia alla Germania; dall'altro cominciarono a immaginare un futuro diverso e migliore. Le strade, per esempio. Proprio mentre gli aerei inglesi e americani bombardavano i nodi stradali, distruggevano i ponti e spazzavano sistematicamente con le mitragliatrici le vie di comunicazione utilizzate dalle truppe naziste per i loro spostamenti, si cominciò a ragionare di come rimetterle in sesto in un prossimo futuro, collegando i Paesi nemici attraverso strade facilmente percorribili. Dopo la capitolazione della Germania a farsi carico di tale missione fu dapprima ECITO (European Central Inland Transport Organization) e poi la Commissione europea dell'Onu con sede a Ginevra. Tra il 1947 e il 1950 ingegneri, diplomatici e funzionari governativi cercarono di individuare nel groviglio di strade che percorrevano l'Europa una rete di collegamento tra i quattro punti cardinali.

In quegli anni prese forma una rete interconnessa di strade europee regolata a livello centrale: ventisei autostrade transfrontaliere correvano dall'estremo nord della Scandinavia fino al Mar Mediterraneo, da Brest a Leopoli. E1, la prima strada europea del futuro, collegava Londra e Parigi, alleate nella guerra contro il nazismo, per poi spingersi verso Roma, il punto d'origine dell'idea stessa di un sistema viario europeo. Da lì si scelse di proseguire verso la Sicilia e Palermo, forse per celebrare il primo sbarco sulla Fortezza Europa, anche se la tradizione suggeriva piuttosto Brindisi, punto d'arrivo della Via Appia e porta verso l'oriente. Si rimediò prolungando fino a Brindisi la E2 Londra-Reims-Milano. La E3 Lisbona-Parigi-Stoccolma passava invece attraverso la Germania rasa al suolo. Seguirono tutte l altre. La E4 Lisbona-Berna-Copenhagen-Stoccolma-Helsinki, la E4 Londra-Vienna-Budapest-Belgrado, la E4 da Londra a Mosca... Naturalmente nella maggior parte dei casi ci si limitò a riparare, migliorare e ampliare strade già esistenti. Inoltre furono applicate le indicazioni della Convenzione di Vienna sull'unificazione della segnaletica stradale e dei semafori. Nel frattempo anche alle automobili erano stati applicati standard internazionali, per esempio per quanto riguardava la forma e il funzionamento dei fari, gli specchietti retrovisori, la sequenza dei pedali o la strumentazione del cruscotto. Grazie a questi interventi coordinati era ora possibile compiere un viaggio attraverso l'Europa in sicurezza, sullo stesso tipo di strada e con le stesse regole dall'inizio alla fine. Gli europei, allora e poi, accolse - ro queste novità con una certa indifferenza, quasi fossero soltanto noiosi adempimenti burocratici.

È mancata tra noi quella narrazione condivisa che in America celebrò la Route 66 da est a ovest del Paese o la Pan American Highway da un capo all'altro del continente. Peccato, perché la nostra storia racconta di continui scontri tra le diverse nazioni mentre sono poche le occasioni di ripercorrere una storia condivisa, per esempio attraverso la rete dei monasteri benedettini, la Via Francigena o appunto le strade dell'Europa unita. Nella prima parte del suo libro Mathijs Deen risveglia dall'oblio questa impresa con felice sintesi ed efficacia. Nella seconda e assai più ampia parte racconta invece alcune storie degli uomini che nei secoli percorsero i cammini sottostanti alle moderne autostrade; strada facendo hanno composto il ricco mosaico culturale del nostro continente, costruito la nostra identità e il nostro presente. Il legame tra le due parti del libro è a volte sfuggente o un poco casuale, ma la narrazione è coinvolgente.

Seguiamo così il lungo cammino del primo europeo, partito dall'Africa e giunto nel nostro continente nel Pleistocene. Accompagniamo la migrazione dei Cimbri di Boiorix e quasi tifiamo per loro nella lotta contro i Romani. Ancora sulla strada romana per eccellenza, la Via Appia, il leggendario brigante Bulla Felix derubava i patrizi e liberava gli schiavi. E poi Gudrid, di cui si narra che ebbe tre mariti, approdò in America prima di Colombo e già vecchia andò pellegrina a Roma per sciogliere i dubbi di una neoconvertita.

Gli ultimi racconti chiudono il cerchio con maggior pregnanza. All'inizio del XX secolo le prime gare automobilistiche si correvano sulle strade d'Europa e l'inglese Charles Jarrott fu un pilota acclamato. Ma la tecnica stava sfuggendo loro di mano, come mostrarono i terribili incidenti nella Parigi-Madrid.

Pochi anni dopo su quelle stesse strade, dove i corridori avevano cercato di superarsi, avanzavano giganteschi eserciti motorizzati, sprofondando l'Europa nel primo tempo della catastrofe dalla quale siamo partiti. L'ultima storia è dedicata invece al tentativo di costruire una strada per tornare in Africa, là dove tutto cominciò. Perché in senso stretto nessuno è originario dell'Europa: in Europa si arriva, europei si diventa.

- Foto gentilmente concessa dall'autore -

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