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Aadam ed Eeva cambiano (di nuovo) il mondo ma i produttori di petrolio li vogliono uccidere

Data | Martedì 07 Gennaio
Orario | 13:18

Recensione di Bruno Gambarotta su «Tuttolibri - La Stampa» del 14 dicembre 2019

Prendi in mano il libro, leggi il titolo, «Aadam ed Eeva» e pensi di collocarlo nello scaffale dedicato alle religioni e che, prima o poi, lo leggerai. Poi guardi al nome dell'autore, Arto Paasilinna, e allora lo destini al reparto dei libri generatori di piacere, inizi subito a leggerlo e non smetti fino all'ultima pagina. Con Arto, morto l'anno scorso all'età di 76 anni, in Italia è la diciottesima volta che succede, con la magnifica traduzione di Marcello Ganassini.
In Finlandia è uscito per la prima volta nel 1993 e segnalare la data è importante per due motivi. Intanto spiega perché in una storia ambientata in tutti i continenti della Terra e persino nello spazio non ci sia traccia di strumenti informatici, il che prova con quale vertiginosa velocità si siano evolute in soli 26 anni le potenzialità della rete. Il secondo motivo è inerente all'ambito in cui è collocata una storia che ci guarderemo bene dal raccontare: erano quelli anni di ricorrenti crisi petrolifere per fronteggiare le quali si pensava di ricorrere alle auto elettriche, andando a sbattere contro il problema delle batterie di accumulatori, ingombranti, pesanti, di poca autonomia e lente nella ricarica. Di rivendita di batterie si occupa il nostro Aadam, un piccolo imprenditore sulla quarantina in una piccola officina che funziona anche da abitazione, sull'orlo del fallimento. Aadam ha il pallino dell'inventore e sta lavorando al progetto di una batteria ultra leggera, potente, veloce e grande come un pacchetto di sigarette. Ha sette figli, tre dalla moglie Laura, maestra elementare, apprezzata perché: «il suo livello intellettuale non superava quello dei suoi allievi». Cinque anni fa lo ha lasciato quando ha scoperto che nell'ospedale in cui era ricoverata erano nate tre gemelle, figlie di Aadam. C'è poi Pekka, 24 anni, guardia di frontiera. Fra l'obbligo di versare assegni alimentari e clienti «che si tenevano alla larga per non disturbare», completa il quadro un incendio che distrugge l'officina. La polizia sospetta che l'incendio sia doloso per intascare l'assicurazione e Aadam finisce in carcere. Qui ha luogo la svolta della sua vita: come difensore d'ufficio incontra Eeva Kontupohja che «faceva parte di quei giuristi che si prendono davvero a cuore i propri clienti». Dall'incendio Aadam ha salvato due esemplari della sua batteria ed Eeva, dopo essersi documentata ed averla sperimentata in segreto, decide di finanziare l'impresa, fondando una nuova ditta con il suo assistito. Come tutti i personaggi di Arto anche Eeva, 40 anni, capelli rossi, alta, appariscente, è eccessiva sotto molti aspetti e possiede «un'indubbia inclinazione etilica».
Inizia un'avventura imprenditoriale che viaggia a velocità turbinosa ricca di svolte. Tra cui l'allarme dei grandi produttori di petrolio che leggono la loro rovina in un'invenzione in grado di generare un cambiamento epocale. In riunione a Marrakesh, i rappresentanti dell'Opec decidono di risolvere il problema ingaggiando un killer che elimini Aadam prima che sia troppo tardi.
È un'ipotesi realistica se si pensa che le case automobilistiche hanno adottato l'airbag solo quando il relativo brevetto era scaduto, condannando a morte migliaia di passeggeri che con quel dispositivo si sarebbero potuti salvare. Dove trovano i petrolieri il killer professionista? Ma è ovvio, a Palermo. Si chiama Luigi Rapaleone e, in un primo tentativo, rischia di morire congelato nell'estremo Nord, salvandosi perché «lottava per la vita con tutta l'energia del vero professionista dell'omicidio».

Scopra il lettore come va a finire l'avventura di Aadam ed Eeva. Noi ci limitiamo a segnalare la pirotecnica invenzione dei personaggi di contorno, uno dei tanti pregi di Arto Paasilinna. Il mio preferito è Heikki Juutilainen, un ufficiale giudiziario che, «vittima della sindrome del boia, seguiva il doloroso declino dei suoi clienti con pietà e compassione. Comprava fiori alle vedove e li inviava anonimi all'indirizzo del defunto».

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