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Approfondimento

L’amore è andare dal dentista a farsi rivitalizzare le radici

Data | Mercoledì 26 Giugno
Orario | 16:25

Una recensione di Bruno Gambarotta uscita su Tuttolibri il 25 maggio

Che l'odontoiatria fosse una fonte di metafore era sotto gli occhi di tutti ma per farcelo scoprire doveva arrivare uno scrittore dalla Finlandia. Fin dal titolo del suo romanzo scoppiettante di trovate, di battute esilaranti, ma anche di pietas. In senso proprio: “Forando il dente viene creata un'apertura affinché il dentista possa intervenire sulle radici infiammate”. In senso figurato: se mio padre mi ha abbandonato quando avevo tre anni, le mie radici saranno doloranti finché non sarò riuscito a scoprire quelle della mia famiglia. E' il caso del primo dei due parlanti in prima persona che si alternano per tutta la narrazione. Pekka ha 57 anni, lavora come creativo in un'agenzia di pubblicità e ha mal di denti. Era un bambino piccolo quando suo padre Onni “uscito per fare la spesa”, secondo la versione della mamma, “non è più tornato a casa”. Diventato a sua volta padre di due bambini, per una sorta di contrappasso ingaggia con la moglie la gara del genitore modello, prendendo un congedo parentale e finendo per andarsi a schiantare. Adesso è separato e vede i figli a week end alterni. Torniamo al mal di denti, motore di tutta l'azione. Pekka va a farsi curare in uno studio privato da un dentista che ha il suo stesso cognome. Si chiama Esko, ha 60 anni e anche lui è stato abbandonato da piccolo. Adottato da una coppia di dentisti, ha ereditato da loro lo studio e la professione. Stufo di sentirsi chiedere dai pazienti se era un loro parente ha ripreso il cognome con il quale era stato registrato alla nascita. E' sua la seconda voce del romanzo il che ci permette di conoscere i suoi pensieri: “Nella vita ci sono tre grandi domande. Chi sei? Dove vai? Facciamo l'anestesia?”. I suoi genitori adottivi erano anaffettivi e lui, dopo la morte accidentale di un cane, si è chiuso in una corazza. E' stato fidanzato una sola volta, con una compagna di scuola, per due ore. E' consapevole della sua condizione: “Di giorno lavoro e di sera aspetto che la sera passi. Il bello è che passa sempre. Poi per mezz'ora mi occupo della pulizia dei denti”. A Pekka basta uno sguardo per realizzare che Esko è suo fratello, che sono figli dello stesso padre. Esko dapprima rigetta l'ipotesi, non vuole saperne, teme che la novità intacchi le sue difese: “Sono un dentista, non mi occupo di alberi genealogici”. Poi cede, deve riconoscere che c'è una prova regina, ad entrambi mancano i molari centrali, inizia ad aprirsi, va a correre col fratello. Inizia per i due un percorso ricco di scoperte, molte delle quali sono anche estremamente dolorose, non c'è paese al mondo dove sia una passeggiata la condizione di figli abbandonati. La madre di Pekko, ancora viva, sapeva di questo figlio del marito ma ha sempre taciuto. Ora corre ai ripari offrendo un bandolo ai due per proseguire le ricerche di un padre che si rivelerà essere stato estremamente prolifico, ma sfuggente: “Di nostro padre non abbiamo neanche l'impronta dentale”. Diventa il romanzo di formazione di Esko che si apre alla vita (“l'amore non poi così diverso dalle devitalizzazioni delle radici”) e, dopo aver scoperto la tragica fine di sua madre naturale, è il più deciso a proseguire in un'avventura ricca di risvolti e sorprese che li porterà prima in Svezia e poi in Thailandia e addirittura in Australia, dove Pekka, a contatto con gli aborigeni, troverà lo spunto vincente per la campagna pubblicitaria a cui sta lavorando, per una catena di autogrill per famiglie. Esko sa che è giusto “combattere una guerra per riappropriarsi delle radici perdute”. Diventa quasi umano: “Cercherò di comprendere chi non usa il filo interdentale. Un primo passo verso la pace in Medio Oriente”. Alla fine del viaggio i figli di Onni saranno in tutto cinque: tre sorelle oltre a Esko e a Pekka che commenta: “Finalmente ho una famiglia della quale vergognarmi”. Si saprà anche perché Onni metteva al mondo dei figli e poi li abbandonava. Romanzo di formazione, “Alla radice” risulta una miscela impagabile di buffo e di tragico, di destini decisi da una burocrazia che crede di sapere che cosa è meglio per un bambino abbandonato. E non è una storia impossibile.

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