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Tra fuoco e ghiaccio, gli spettacolari vulcani d'Islanda

Data | Mercoledì 10 Aprile
Orario | 16:58

Un articolo di Danilo Zagaria uscito su Esquire il 12 marzo 2019

Il 14 aprile 2010 il vulcano islandese Eyjafjöll entrò in eruzione. Dal ghiacciaio Eyjafjallajökull che, come molti altri ghiacciai dell’isola, “incappuccia” il vulcano, si levò una gran massa di ceneri, fumi e vapori. Il vento portò lontano la nube, che paralizzò il traffico aereo di mezza Europa, costringendo al suolo numerosi voli. Il Barcellona fu costretto a raggiungere Milano in autobus per poter disputare il match di Champions contro l’Inter, i Metallica dovettero spostare alcune date del loro tour e numerosi leader politici non riuscirono a raggiungere la Polonia per le esequie del presidente Lech Kaczyński, deceduto pochi giorni prima dell’eruzione. L’episodio è diventato addirittura un film comico di produzione francese: "Tutta colpa del vulcano".

Gli islandesi convivono da sempre con i vulcani e le eruzioni di quelli attivi. Nonostante la loro isola sia la patria del ghiaccio (il 10% della superficie del paese ne è ricoperta), il fuoco anima le viscere di numerosi sistemi vulcanici, circa una trentina. Contando ogni entità separatamente, la cifra totale tocca le 522 unità. Molti di questi sono vulcani sub-glaciali, che sorgono cioè sotto un ghiacciaio. Questa particolare caratteristica causa, in caso di eruzione, spettacolari ma pericolosissime inondazioni d’acqua. Da quando l’Islanda è stata colonizzata, circa 1200 anni fa, hanno avuto luogo circa 250 eruzioni, alcune delle quali davvero imponenti. Quella del Laki, per esempio, avvenuta nel 1783, fu così smisurata da causare l’alterazione del clima nell’emisfero boreale e una ricaduta di polveri su mezza Europa.

L’Islanda offre innumerevoli attrazioni paesaggistiche e naturali. I vulcani sono una di queste, sebbene sia sempre consigliabile l’aiuto di accompagnatori esperti. Da qualche settimana è disponibile in libreria una straordinaria guida ai vulcani islandesi. L’ha scritta un italiano affetto da una forma particolarmente aggressiva di “mal d’Islanda”: Leonardo Piccione. Si intitola Il libro dei vulcani d’Islanda. Storie di uomini, fuoco e caducità, edito da Iperborea. Dotato di un impianto grafico di pregiata fattura, a cura di XxYstudio, il volume presenta l’accurata quanto multidisciplinare descrizione di un gran numero di vulcani islandesi. Curiosità letterarie, storiche, mitologiche e scientifiche si susseguono a una sequela di nomi difficilmente pronunciabili. Degno successore dell’Atlante leggendario delle strade d’Islanda di Jón R. Hjálmarsson, pubblicato sempre dalla casa editrice milanese, il libro di Piccione è imprescindibile se state progettando un viaggio nella terra del ghiaccio e del fuoco.

Abbiamo scelto cinque vulcani che ci hanno particolarmente colpito e ve li raccontiamo.

- Snæfellsjökull, la porta per il centro della Terra

Sorge sulla desolata penisola orientale di Snæfellesnes e la sua bocca è, secondo la definizione di Piccione, "il cratere del vulcano più letterario d’Islanda". Già, perché è proprio sulle pendici di questo bestione alto 1446 metri che Jules Verne pone la porta d’accesso per il suo Viaggio al centro della terra. Ma la celebre opera non è l’unica che si consuma in queste terre: Halldór Laxness, forse il più noto scrittore islandese, premio Nobel per la letteratura nel 1955, vi ambientò uno dei suoi romanzi: Sotto il ghiacciaio (dato alle stampe nel 1968). Imponente e perfetto nella sua “forma vulcanica”, il vulcano Snæfellsjökull è considerato il monte Fuji islandese. Se la giornata è limpida, si può scorgere fin da Reykjavik, distante 120 chilometri.

- Kverkfjöll e lo tsunami di ghiaccio

Trattasi di una catena montuosa fra le cui alture sono situati i crateri di alcuni vulcani. Le eruzioni di tipo subglaciale (che avvengono cioè al di sotto di un ghiacciaio) possono dare luogo a un fenomeno impressionante: lo jökulhlaup. La traduzione che fornisce Piccione è decisamente poco rassicurante: "tsunami di ghiaccio". La fusione improvvisa del ghiaccio può dare origine a vere e proprie inondazioni improvvise, eventi pericolosi al punto che, in Islanda, i fiumi sono sempre guardati con seria apprensione. Lo Jökulsa á Fjöllum, fiume la cui portata è ingrossata dagli affluenti che discendono dai Kverkfjöll, dà luogo alla cascata più alta d’Islanda e d’Europa: Dettifoss.

- Hekla, il vulcano che suona

Temutissima porta dell’inferno (almeno durante il Medioevo), l’Hekla è forse il vulcano più temuto da tutti gli islandesi, di ieri e di oggi. Fornace magmatica in perenne agitazione, la sua fama è arrivata ben oltre l’isola che lo ospita: ne scriveva William Blake nel Settecento e ne scrisse anche il nostro Giacomo Leopardi, nella sua celebre operetta morale Dialogo della Natura e di un Islandese, datata 1824. In seguito a una straordinaria eruzione del vulcano, avvenuta nel 1947, il compositore islandese Jón Leifs decise di portare boati, scoppi e deflagrazioni sullo spartito. Il brano Hekla, Op. 52 venne criticato per la sua singolarità e cacofonia: a voi l’ascolto, “dirige l’Hekla”.

- Þeistareykir e gli orsi polari

È un sistema vulcanico situato nel nord del paese, distante circa trenta chilometri da Húsavík, cittadina costiera di duemila anime che da qualche anno è la capitale mondiale del whale-watching. A quanto pare, in alcuni periodi insolitamente freddi del passato, accadde che il ghiaccio permise ad alcuni orsi polari di raggiungere l’isola e di mettere a serio rischio la vita degli abitanti. Un testo riesumato da Piccione nella biblioteca di Húsavík fa riferimento all’anno 1880, quando un uomo venne aggredito e mangiato da un orso spintosi troppo a sud nei dintorni dei vulcani di Þeistareykir. A quanto pare, quella zona è deserta da allora.

- Grímsvötn e il lago marziano

Nel 2002 alcuni scienziati hanno perforato il ghiacciaio che copre Grímsvötn, un sistema vulcanico fra i più attivi di tutta l’Islanda. Nelle sue viscere trova posto un lago sub-glaciale che non si congela mai completamente a causa del calore emanato dal magma. Nelle acque del lago è stata scoperta una singolare colonia batterica. Si tratta di organismi procarioti che, non avendo mai visto la luce del sole, traggono sostentamento dalle acque in cui vivono. Su Nature gli scienziati hanno ipotizzato che tali forme di vita potrebbero somigliare a quelle marziane, dato che lassù, sul pianeta rosso, esistono diversi laghi subglaciali.

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