News

Approfondimento

Vi racconto mia moglie Sylvia Plath e il segreto che l'ha portata via da me

Data | Lunedì 07 Maggio
Orario | 14:10

Articolo di Alessia Gazzola, Tutto Libri - La Stampa 28/04/2018

“Mai otterrò di rimetterti insieme interamente pezzo a pezzo, incollato e connesso al punto giusto” scriveva Sylvia Plath rivolgendosi al padre in una delle sue poesie più note, Il colosso. Forse questa è una verità che vale per chiunque voglia ricostruire un’identità a partire dai resti che ha lasciato. Ed è questa la sfida che raccoglie la scrittrice olandese Connie Palmen in ‘Tu l’hai detto’. Recentemente pubblicato da Iperborea, il libro conduce nella dimensione privata di Ted Hughes, autorevole esponente della poesia inglese del ventesimo secolo e Sylvia Plath, leggendaria poetessa americana dalla fama postuma. Il lavoro biografico svolto sulla vita di Sylvia spesso è sconfinato nell’agiografia, ma in pochi hanno dato voce a Ted Hughes, investito suo malgrado del ruolo di carnefice del talento e della vita della consorte, suicida a trent’anni.
La sfida della Palmen è quindi duplice: impostare un io narrante credibile e coerente con la voce poetica di Hughes e soprattutto restituirne il punto di vista, libero da pregiudizi ma senza fargli sconti. Ci riesce bene al punto che l’autrice - intermediaria tra la narrazione e i due celebri protagonisti – sembra scomparire, affidando il lettore a una prosa precisa, priva di sbavature, sempre efficace, mai sopra le righe, intima come quando ti imbatti in uno sconosciuto che ha voglia di raccontare la propria storia per alleggerire l’anima del peso di portarla tutta da solo, perché si sa che ciò riesce sempre meglio con gli estranei che con gli amici. E, da quel che sembra, di amici accanto a Hughes ne erano rimasti pochi, tutti (o quasi) pronti a consegnare a chiunque li chiedesse i ricordi deformati dalla lente d’ingrandimento della morte di Sylvia.
Il libro della Palmen ripercorre i sette anni che i due trascorsero insieme, a partire da quando si conobbero a Cambridge nel 1956 fino al tragico epilogo a Londra del 1963. Sette anni di simbiosi creativa e affettiva, l’uno a soccorso delle ferite dell’altra, mentre lei, con efficienza americana, lo aiutava a far pubblicare le sue opere rendendolo uno dei poeti più promettenti della sua generazione. Entrambi appassionati di Yeats, dediti all’ipnotismo e all’esoterismo, si spostarono più volte dall’America all’Inghilterra fino alla decisione di scegliere quest’ultima come residenza definitiva. Ci furono giorni felici. Entrambi erano belli, giovani e appassionati, senza un soldo ma sfamati dall’amore e dalla poesia. La malattia di Sylvia restava sullo sfondo, un disturbo bipolare che prima ancora di conoscere Ted l’aveva portata a un primo tentativo di suicidio e vari elettroshock. Gelosa ed estrema, dotata di uno ‘sguardo radioattivo’, fa dire la Palmen a Hughes, coraggiosamente iconoclasta perché Sylvia è la vittima che ha sempre raccolto consensi e simpatie mentre Ted è il mostro egoista che l’ha abbandonata. Il quesito che sembra porre la Palmen è: se le cose fossero andate in maniera diversa da come quell’agiografia le ha presentate? Se non fossero esistiti né martiri né carnefici ma entrambi fossero stati pari in una lotta d’amore malato in cui uno dei due era spacciato fin dall’inizio?
Di certo c’è che nell’autunno del 1962 Ted s’innamora di Assia Wevill e lo confessa a Sylvia, che reagisce chiedendo la separazione. Lasciata alla voluttà demolitrice della perdita, Sylvia scrive Ariel, la raccolta di poesie che è riconosciuta come il suo capolavoro. All’alba di una gelida mattina di febbraio, prepara per i bambini latte e pane con il burro e sigilla la loro cameretta. Si barrica in cucina e infila la testa nel forno a gas. Dopo aver cercato di eguagliarla in vita, a sei anni di distanza Assia Wevill ci prova nella morte, scegliendo la stessa fine per sé e per la bambina avuta da Hughes. Un destino infelice che si ripete per l’uomo che non ha mai accettato di raccontare la propria versione della storia fino a poco prima di morire, nel 1998, quando scrisse Lettere di compleanno, un canzoniere dedicato a Sylvia che è stato il materiale bibliografico di riferimento per la Palmen assieme al lascito poetico della Plath.
Ma pur se Ted e Sylvia sono i protagonisti, il libro ha un respiro narrativo ed emotivo che va oltre la biografia romanzata. Facendoci dono della grandezza di una storia universale, disserta di filosofia, di psicoanalisi e, molto più pragmaticamente, delle spire distruttive dell’amore. Come a volerci ammonire che bisogna far attenzione a non lasciargli intaccare l’identità individuale o il rischio è di perdersi. Perché come scrisse Sylvia Plath nella poesia Olmo pochi mesi prima di abbandonarsi alla morte, l’amore è ombra.
“Ascolta i suoi zoccoli. Come un cavallo, è già scappato via.”

Prossime uscite

The Passenger

Collana I Miniborei

Collana Mumin

Collana Luci

Eventi

I più venduti