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Il Giavanese

Data | Mercoledì 10 Gennaio
Orario | 16:58

Recensione di "L'amico perduto"

"Come in "Passaggio in India" di E. M. Forster, il fulcro de "L'amico perduto" è la consapevolezza del drammatico divario tra colonizzatori e colonizzati, al di là di ogni ipotesi o speranza di un incontro scevro da pregiudizi e ipocrisie. Un magistrale concentrato di ambivalenza lo incarna Urug, col suo misto di attrazione e odio per la civiltà che per un verso combatte, e che per l'altro insegue imitandola e assorbendone aggressivamente le regole e i vantaggi.
Insieme alla purezza della prosa, che è di una sobrietà cristallina, la qualità del libro sta proprio nella sua capacità di segnalare le molte dimensioni ambigue che mascherano il razzismo e la xenofobia, da entrambe le parti, e la fragilità dei confini nei significati di questi termini. Non c'è amore senza comprensione: se l'olandese non ha saputo cogliere l'alterità di Urug, il suo sentimento di amicizia sarà stato un'illusione. Così pare suggerirci Haasse, senza alcun moralismo didascalico.
Piuttosto la scrittrice ci offre la coscienza — per noi attualissima — delle infinite sfumature di atteggiamento e pensiero che possono insinuarsi nell'accettazione liberale del "diverso"."

Ecco un estratto tratto dall'articolo di Leonetta Bentivoglio sul romanzo "L'amico perduto" di Hella Hasse, pubblicato il 26 novembre 2017 su Robinson- La Repubblica. Per la recensione completa cliccate sul link.

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