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Gli uccelli



Gli uccelli

La vita vista attraverso gli occhi di un “Idiota”, di un “povero di spirito” che, nelle fiabe popolari da cui sembra uscito, sarebbe chiamato “lo scemo del villaggio”. E, come nelle fiabe, Mattis vive con la sorella Hege in una casetta ai margini del bosco, alle prese però con reali, umilianti, vani tentativi di rendersi utile, di lavorare come gli altri, di integrarsi in una società che, pur circondandolo di un’affettuosa benevolenza contadina, non può fare a meno di ridere di lui. Ma è solo nel mondo della logica, delle convenzioni sociali, della razionalità, che esiste la stupidità di Mattis, capace invece di sentire con immediatezza ciò che sfugge alla comprensione altrui: il fluttuare della nebbia, il battito di un’ala, il calare della sera, ma anche le pause e i silenzi che rivelano l’inconsapevole o l’inespresso nei rapporti umani. Perché, come in tutti i marginali, i semplici, i visionari di Vesaas, un altro è il suo modo di intendere il mondo e il suo sguardo di sognatore smarrito gli fa vedere attraverso una lente d’ingrandimento quello che non vedono “i forti e gli intelligenti”. Impercettibili gesti, occhiate, incontri, temporali, le impronte di una beccaccia, l’invisibile scia luminosa lasciata da un volo d’uccelli sono messaggi cifrati in cui legge presagi di gioia o dolore. Ma se così profonda è in lui la felicità di un attimo di contemplazione, Mattis è proprio per questo condannato a soffrire, della sofferenza altrui come della propria solitudine e, come la sua beccaccia, a rimanere vittima dell’indifferenza e dell’implicita violenza della vita.

Titolo originale: Fuglane
Prima edizione: Dicembre 1990
pp. 264
Nazione: Norvegia
Traduzione di: S. Epifani De Cesaris
Introduzione di: S. Epifani De Cesaris
Collana: Narrativa
Numero di collana: 17
ISBN: 9788870910155
Prezzo di copertina: € 10,50
Citazioni

“Fissò un attimo gli occhi sulla sorella. Strani occhi. Sempre interrogativi, sempre sfuggenti, come uccelli”.

 

Tarjei Vesaas, “Gli uccelli” p. 18

 

 

“Sarà difficile, disse forte. Ma non c’era nessuno a sentire. Difficile essere intelligenti, pensava”.

 

Tarjei Vesaas, “Gli uccelli” p. 235

 

 

 

“Il fondo, pensava. Era arrivato al fondo di tutto quel che si agitava dentro di lui. Ma ce n’erano tanti di fondi. Fondo di erba, pensava. Fondo di sabbia. Di fango. Di pietra. Di roccia. Fondi che nessuno si è mai sognato.

E poi c’è ancora quell’altro, disse tra sé sgomento, osando spingere il pensiero fino al limite. E allora si può essere anche trascinati in su attraverso tutti i fondi.

- È lì che devo andare? Disse, aggrappandosi all’idea.

- Sì è proprio così, concluse”.

 

Tarjei Vesaas, “Gli uccelli” p. 251

 

 

“Sul lago deserto fu come il grido di un uccello sconosciuto. Se era piccolo o grande l’uccello, non si sentì”.

 

Tarjei Vesaas, “Gli uccelli” p. 259

 

"È questa la felicità? La felicità era arrivata così, su uno scoglio nudo, senza nessun preavviso".

Tarjei Vesaas, “Gli uccelli” p. 129

 


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