News

Approfondimento

Sjöberg: «Sono pessimista sul futuro dell’Europa Bruxelles è così lontana...»

Data | Giovedì 12 Luglio
Orario | 11:08

Intervista a Fredrik Sjöberg di Andrea Plebe - Il secolo XIX, 8/07/2018

«Collezionare qualcosa è, al pari della caccia, un comportamento molto primitivo. Probabilmente è un’attività che si è sviluppata prima del linguaggio, e come altre attività primitive di quel tipo, come il sesso, eccetera, generalmente è molto rilassante. Non importa che genere di oggetti collezioni. Gli insetti sono una buona scelta, in parte perché non costano niente. il denaro, si sa, è una delle prime cause di pazzia».
Così parla Fredrik Sjöberg, classe 1958, entomologo, viaggiatore e scrittore che ha conosciuto il successo internazionale con “L’arte di collezionare mosche”, pubblicato in Italia da Iperborea (14.000 copie), a cui hanno fatto seguito “Il re dell’uvetta” e “L’arte della fuga”. L’11 luglio arriverà in libreria “Perché ci ostiniamo”, nuova dimostrazione della straordinaria capacità affabulatoria di Sjöberg, che porta a spasso il lettore attraverso nove storie bizzarre e i loro protagonisti.
Perché ci ostiniamo, come recita il titolo in italiano? E a fare cosa?
«Il titolo svedese del libro è difficile da tradurre. È come quando ci si chiede, sospirando: “Perché sto facendo questo?”. Naturalmente io sto facendo cose strane, e a volte quella domanda la rivolto a me stesso. La risposta è variabile. Per divertimento. Per vanità. Per essere amato».
In questo libro lei dà l’impressione di collezionare soprattutto storie di esperienze umane. Quali sono gli elementi che la attraggono di più?
«La perfetta storia biografica dovrebbe contenere molti specchi, sia per l’autore che per il lettore. Ambizione, delusioni, amore, ossessioni non solo in natura, non solo nell’arte. Uno strano cocktail. Non sono interessato a persone con un pensiero unico, determinato».
Lei come alimenta la sua curiosità nella vita di ogni giorno?
«Studiando gli insetti e scandagliando i siti delle aste alla ricerca di opere di artisti dimenticati».
La bellezza è ciò che lei, alla fine dei conti, cerca di trovare e di collezionare, in natura e nella scienza... Secondo lei siamo allenati a cogliere la bellezza?
«Sì, lo siamo. Chiunque può dire: questo è un bel panorama. Come quello di Portofino, ad esempio, o quello che vedo proprio adesso fuori dalla mia finestra, sull’isola in cui vivo. Quando si parla della natura, si aprono un sacco di discussioni sul tema del clima, sulle specie animali rare, e va bene, ma se ci dimentichiamo della bellezza, alla fine perderemo tutti. Saper apprezzare la bellezza è una potente fonte di energia. Accade lo stesso per l’arte».
Lei ritiene che la volontà di rispettare la biodiversità possa in qualche modo influenzare il nostro senso del bello?
«Sì. Faccio un esempio. Il taglio dell’erba rappresenta il terzo maggior raccolto a livello mondiale. Prati. Deserti verdi, sterili. Molta gente trova belli i prati rasati. Io spero, e penso, che quell’apprezzamento sparirà quando la gente si renderà conto che la cosa migliore che puoi fare per la biodiversità è smettere di rasare l’erba».
Da svedese, come vede il futuro dell’Unione europea, dopo la Brexit, i rigurgiti nazionalistici, e il fenomeno dell’immigrazione?
«Sono abbastanza pessimista.È facile dire che cosa è sbagliato - basta “seguire il denaro”, recita l’adagio - ma non altrettanto facile dire che cosa si dovrebbe fare. La questione dei rifugiati politici e dei migranti per ragioni economiche è stata governata con grande stupidità, soprattutto perché i politici più validi e decenti avevano paura di essere additati come razzisti. Questa paura li ha fatti attendere troppo a lungo prima di fare ciò che adesso devono fare».
E adesso?
«Temo che le cose peggioreranno prima di migliorare. I nazionalisti, radicati nel fascismo, sono forti, adesso, anche in Svezia, ma dall’altra parte i socialdemocratici sono tuttora più forti. Non sono mai stato un sostenitore dell’Unione europea, quanto meno non da un punto di vista svedese. Credo che i Paesi nordici avrebbero costituito un’unione migliore e maggiormente accettata. Bruxelles è un po’ troppo lontana».
La Svezia ha dato un grande dispiacere all’Italia, calcisticamente parlando, provocandone l’esclusione dai Mondiali, anche se ieri ha dovuto subire la stessa sorte. Lei è un tifoso del calcio?
«Lo sport è come una religione, occupa un posto eccessivo nella società moderna. Il pubblico urlante mi spaventa, ma naturalmente anche a me piace vedere una partita in televisione. La sera di Svezia-Italia avevo un incontro letterario nel vostro Paese, a Pescara, e nella platea c’erano solo donne...».
A quali progetti sta lavorando in questo momento?
«Sto scrivendo la prefazione per l’edizione coreana del mio libro “L’arte di collezionare mosche”. Ad agosto il mio ultimo libro sarà pubblicato in Germania e a settembre il mio nuovo lavoro sarà pubblicato qui in Svezia. Tornerò in Italia alla fine di settembre, per un festival letterario a Torino».

Prossime uscite

The Passenger

Collana I Miniborei

Collana Mumin

Collana Luci

Eventi

Corsi di lingua

Con i corsi di lingue Iperborea continua la sua missione di avvicinamento e scambio tra la cultura scandinava e il nostro paese, iniziata nel 1987 con la ricerca, la traduzione e la pubblicazione delle maggiori opere letterarie classiche e contemporanee del Nord Europa in Italia. Dal 2011 infatti, inizialmente da sola e poi in collaborazione con l’Istituto Culturale Nordico di Anna Brännström, organizza a Milano corsi di lingue nordiche a vari livelli, per singoli e gruppi di tutte le età e per aziende, avvalendosi della collaborazione di insegnanti di lingua professionisti.

I corsi

I più venduti