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Approfondimento

Lunga vita a Long John Silver!

Data | Lunedì 07 Maggio
Orario | 11:23

Testo Inedito di Björn Larsson apparso su TuttoLibri il 05/05/2018 - Traduzione di Katia De Marco

"L'arci-pirata di Stevenson compie centotrentasei anni, il mio venti: vi spiego perché voi italiani lo amate così tanto"

Nessuno sa esattamente quando sia nato Long John Silver, ma secondo Stevenson il cuoco con una gamba sola iniziò la sua illustre carriera di arci-pirata in un freddo giorno di settembre del 1882, in Scozia, quando lo scrittore disegnò quasi per gioco una mappa di quella che sarebbe diventata “L’Isola del Tesoro”. La mappa fornì la scintilla, ma se la fiamma divampò fu grazie al suo figliastro dodicenne, Lloyd Osbourne, per il quale Stevenson scrisse e lesse il racconto via via che prendeva forma nei pomeriggi che trascorrevano lenti nel loro cottage.
Le fonti a cui Stevenson si ispirò sono Poe, Defoe e Washington Irving, ma anche conoscenti trasformati in eroi romanzeschi e suo padre, il progettista di fari che ascoltava col fiato sospeso come il nipote dell’Isola del Tesoro. Fu proprio lui, tra l’altro, a suggerire il contenuto del baule da marinaio di Billy Bone e a battezzare il Walrus di Flint.
Nessuno poteva immaginare che Silver avrebbe avuto una vita tanto lunga, centotrentasei anni ad oggi, e che avrebbe finito per incarnare il pirata per antonomasia, sebbene – o forse proprio per questo – non fosse affatto come i suoi colleghi filibustieri. O che il romanzo sarebbe diventato un classico della letteratura mondiale, ammirato da Henry James e Borges, letto da generazioni di giovani e meno giovani, portato sullo schermo innumerevoli volte. O che Silver, dopo aver dato il nome a sigarette, whisky e catene di ristoranti, avrebbe continuato a vivere in una dozzina di sequel, tra cui il mio La vera storia del pirata Long John Silver, che quest’anno festeggia il ventesimo compleanno della traduzione italiana di Katia De Marco, pubblicata da Iperborea.
Due decenni forse non sono molti, in confronto all’oltre un secolo di vita dell’Isola del Tesoro, ma nell’odierno mercato del libro, in cui la maggior parte dei romanzi viene dimenticata dopo un paio di mesi, non sono nemmeno da buttare via, soprattutto se sommati alle oltre centomila copie vendute, e tutto grazie al passaparola, l’unico segno affidabile che un romanzo è letto solo per se stesso.
Mi sono sentito chiedere molte volte come mai Long John Silver sia particolarmente apprezzato in Italia, perché è proprio così: in nessuno degli altri sedici paesi in cui è tradotto è stato letto con tanto amore, tanta assiduità e passione. La spiegazione non può essere solo che Silver è un ribelle che mostra il dito medio alle autorità e vuole vivere la sua vita fino all’ultima goccia, ma deve anche avere a che fare con il modo in cui racconta la sua storia. La letteratura in fondo è sia forma che contenuto. Allo stesso tempo credo che l’amore degli italiani per Silver debba molto al fatto che tanti di loro sognano di vivere una vita più libera, senza però sapere come fare, legati come sono mani, piedi e cuore alla terra, al cibo e alla famiglia. Malgrado Calvino abbia scritto che in Italia non esiste e non può esistere un vero romanzo d’avventura, di sicuro anche gli italiani sognano le avventure e la libertà.
Ad ogni modo Silver deve anche ringraziare Iperborea per la sua lunga vita. Non conosco nessun’altra casa editrice che rifiuti di pensare che un buon romanzo sia una merce deperibile con una data di scadenza, e che continui a stampare e a promuovere tutti i suoi libri, anche quelli con qualche anno sulle spalle; una casa editrice che crede che la qualità, come i vini d’annata, non sia legata all’età.
Qualche anno fa un uomo mi ha ringraziato dicendo che il mio romanzo lo aveva aiutato a scegliere tra “più libertà e più solitudine” e “meno libertà e meno solitudine” – il vero punto focale del libro – per poi mostrarmi il suo anello di fidanzamento! Subito dopo, però, mi ha anche chiesto se davvero Silver è morto alla fine del romanzo, visto che in fondo il suo cadavere non è mai stato ritrovato. Mi è bastato rifletterci un attimo per rendermi conto che non era affatto detto che Silver fosse morto nell’esplosione orchestrata dopo aver affidato il racconto della sua vita al capitano Cunningham perché lo consegnasse a Jim Hawkins. Era assolutamente possibile, perfino probabile, che avesse ancora una volta ingannato tutti quanti, autore compreso, per avere le spalle libere.
E in questo caso vive ancora in perfetta salute con i suoi schiavi liberati, se non con il pappagallo Flint, che è morto di sicuro.
Resta solo da augurargli ancora lunga vita, quella che desiderava più di ogni altra cosa.

Gli Incontri con l'autore
Al Salone OFF: sabato 12 maggio ore 19, presso il Sommergibile Andrea Provana, letture di Larsson da "Il cerchio celtico" e "La saggezza del mare". Reading organizzato da Giuseppe Culicchia nell'ambito degli appuntamenti di Festa Mobile che confluiscono nel Salone Off.

Lunedì 14 maggio ore 16 Sala Azzurra: Björn Larsson dialoga con Giordano Meacci su "La vera storia del pirata John Long Silver"

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Con i corsi di lingue Iperborea continua la sua missione di avvicinamento e scambio tra la cultura scandinava e il nostro paese, iniziata nel 1987 con la ricerca, la traduzione e la pubblicazione delle maggiori opere letterarie classiche e contemporanee del Nord Europa in Italia. Dal 2011 infatti, inizialmente da sola e poi in collaborazione con l’Istituto Culturale Nordico di Anna Brännström, organizza a Milano corsi di lingue nordiche a vari livelli, per singoli e gruppi di tutte le età e per aziende, avvalendosi della collaborazione di insegnanti di lingua professionisti.

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