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Approfondimento

Il Pollicino che ispirò Lorenz

Data | Venerdì 09 Marzo
Orario | 15:17

Articolo di Marco Belpoliti, Robinson - la Repubblica 04/03/2018

Quando nel 1901 le insegnanti dell’Unione degli Insegnanti svedesi chiedono alla maestra Selma Lagerlöf di scrivere un libro per le scuole primarie al fine di istruire i bambini in geografia, scienze naturali, zoologia e altro ancora, la scrittrice ha già 43 anni e sette libri alle sue spalle. Mancano ancora otto anni al conferimento del Premio Nobel, la prima donna della storia. Non sa Selma che sta per scrivere un capolavoro della letteratura infantile, uno dei libri più famosi nel mondo, che ispirerà, anni dopo, le ricerche di una scienza nuova, l’etologia di Konrad Lorenz: "Il meraviglioso viaggio di Nils Holgersson". Nils, il giovane protagonista, grazie all’incantesimo di un folletto è diventato piccolo e ha acquistato il potere di parlare con gli animali: li capisce ed è compreso. Possiede quello che Lorenz chiamerà l’anello di Re Salomone. La scrittrice con ogni probabilità non ha letto l’opera di un medico viennese, "L’interpretazione dei sogni", apparsa solo un anno prima. E se l’avesse fatto, avrebbe trasformato il suo eroe in un essere minuscolo e l’avrebbe fatto levare in volo a cavallo di un papero? Meglio così, perché noi oggi possiamo leggere questo splendido e immenso zibaldone d’avventure senza alcun retaggio: sono solo fiabe e leggende a sostanziarlo, anche se poi i simboli pullulano ovunque: una madre-padre oca selvaggia, Akka, che ammaestra Nils; un papero che fugge inseguendo sogni giovanili; un’astuta volpe di nome Smirre; e tanti altri personaggi di una storia che vale in quanto a simbologie inafferrabili il nostro "Pinocchio", e che raccoglie nel suo ampio racconto leggende svedesi, narrazioni orali, fiabe, storie passate di bocca in bocca, e contiene persino un meta-racconto con una maestra che sta scrivendo un libro per le scuole proprio come quello che Selma redige armata di libri e ricordi infantili. Finalmente tradotto in forma integrale da Iperborea (pp. 667, € 18), per opera di Laura Cangemi, narra le storie di un Pollicino con l’ausilio dei Fratelli Grimm e di H. C. Andersen, ragazzino che da cattivo diventa bravo e buono, coraggioso e generoso, una vera metamorfosi da compiersi attraversando l’intera penisola svedese sulle piume di corvi, aquile e oche. Lagerlöf sa raccontare e avvincere i suoi piccoli lettori, e anche costruire un percorso istruttivo. Così alla fine si sa tutto del territorio e dei mari della Svezia, delle sue miniere, delle coltivazioni e degli animali che la abitano. Tutti parlano, e tutti sono insieme cattivi e buoni, pericolosi e domestici. Il libro contiene anche digressioni e storie laterali com’è necessario in un volume tanto ricco. La maestra Selma l’ha cadenzato con un datario, da marzo a novembre, in modo che gli studenti leggano, durante l’anno di scuola, un capitolo al giorno. Uscito nel 1906, vi è uno stretto legame tra "Il meraviglioso viaggio" e l’assegnazione del Nobel. Con lei la terra del Premio unisce il fantastico e il fiabesco con il positivismo del secolo, che si coglie nel sottofondo del racconto. Le parti più belle sono quelle in cui Nils parla con gli animali, lotta con loro, scappa dalla volpe e salva i deboli, là dove l’intento pedagogico dell’autrice lascia trapelare il sottofondo dei narratori orali, degli uomini di consiglio, per dirla con Walter Benjamin. Le sue sono storie narrate due volte, riscritture di vicende ascoltate dalla viva voce della nonna, o pescate nei libri che possedeva, altre inventate di sana pianta come fece Collodi. Il giovane Lorenz, suo fedele lettore, ci vide la chiave per parlare con le sue oche selvatiche, per inventare l’imprinting, per diventare a sua volta mamma e papà della sua corte di pennuti, come quelli che portano in volo Nils. Anche lui, voleva probabilmente volare. Vinse il Nobel.

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