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Approfondimento

Sulla soglia della tragedia con Kjell Westö

Data | Martedì 10 Ottobre
Orario | 10:41

Domenica 8 ottobre su "Il Sole 24 ore" Marta Morazzoni ha recensito "Miraggio 1938" di Kiell Westö.
Ecco l'articolo:

Sulla soglia della tragedia

C'è qualcosa di più tormentoso di una nazione in tempo di guerra, ed è il tempo dell'attesa della guerra, quando quasi non si ha il coraggio di dire chiaro che qualcosa di cupo incombe. Fino all'ultimo, e allora diventa difficile nascondersi la realtà. Il 5 ottobre 1938 Hitler entra in Boemia e si appropria dei Sudeti: «(...) era come se avessero capito che la guerra, la guerra vera, grande si era avvicinata di un passo e si trovava ormai così vicina da poterne percepire il fragore». Questo brano dal romanzo di Kjell Westö "Miraggio 1938" è l'esplicitazione dell'angoscia che corre come un brivido lungo la schiena di un popolo, quello finlandese, uscito vent'anni prima da una feroce guerra civile, e ora fermo sulla soglia di una tragedia che il mondo sembra annusare: «Sul presente gravava un tanfo ancestrale, e Thune sospettava che fosse il tanfo del sacrificio imminente». Tra i tanti modi di raccontare la II guerra mondiale quello scelto da Westö, finlandese svedofono, è nel segno dell'attesa, in un tempo che si muove lungo un piano inclinato: il binario di apparente normalità su cui scorre la vita dell'avvocato Thune, il protagonista, interseca la non meno simulata normalità della sua nuova segretaria, la signora Wiik, una figura neutra dietro cui si nasconde un passato complesso, tenuto a bada dalla donna con rigore. Ma là dove un velo è tirato a celare una scena cruda, è inevitabile che qualcosa lo laceri. La storia e le storie raccontate in questo romanzo hanno sullo sfondo un'inquietudine che l'anno da cui prende il titolo l'opera dichiara. Helsinki, città capitale inventata dai russi nel tempo della dominazione ottocentesca sulla Finlandia, si prepara a ospitare le Olimpiadi del 1940, e intanto la sua miglior borghesia riflette sui tempi che stanno maturando: qualcuno si crogiola nella convinzione della solidità della Germania hitleriana, altri leggono già nelle linee della politica tedesca una minaccia che si allarga a macchia d'olio sul paese e lo divide tra oscuri presentimenti e il sogno di una società pulita, con tutto quello che di infido si intravede dietro questa pulizia. L'episodio del centometrista ebreo che vince la gara per la qualifica di campione nazionale, ma viene declassato al quarto posto onde non irritare la suscettibilità delle autorità tedesche presenti (il fatto è realmente avvenuto il 21 giugno 1938 al nuovo stadio olimpico della capitale) è un sintomo inquietante, e lo è altrettanto l'imbarazzato sottotono della notizia data dai giornali. A passi lenti, di giorno in giorno, la speranza che la mattanza della Grande Guerra abbia insegnato qualcosa agli uomini si allontana, fino a ridursi a illusione, a miraggio.

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