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Dissonanze della vita sotto il cielo di Svezia, addio a Torgny Lindgren

Data | Venerdì 17 Marzo
Orario | 12:01

Questo articolo di Alessandra Iadicicco è uscito venerdì 17 Marzo sul Corriere della Sera

Ci aveva annunciato la propria imminente dipartita un anno fa, con la serenità del sapiente e del fervido credente. È mancato ieri, all’età di 79 anni, lo scrittore Torgny Lindgren, membro dell’Accademia Reale di Svezia e autore di romanzi tra i più lirici e originali della letteratura scandinava. Scavato dalla malattia, il cancro che lo affliggeva da tre anni, aveva un pallore spirituale e una leggerezza di libellula quando lo abbiamo incontrato meno di un anno fa per la sua ultima intervista italiana. Leggerezza e spiritualità caratterizzano i suoi scritti: "L’ultimo bicchiere di Klingsor", "La ricetta perfetta", "Per non saper né leggere né scrivere", per citare solo alcuni dei suoi titoli, tutti tradotti da Iperborea. Una levità da umorista e da poeta, e la spiritualità di colui che, segnato sin dall’infanzia dalla malattia – da bambino soffrì di tubercolosi – crebbe con la chiara coscienza della possibilità della morte e della preziosità della vita. Tra l’altro aveva perso un figlio, neanche quarantenne, un avvocato di fama, stroncato da un’infezione polmonare. Pertanto lui e la moglie Stina, compagna di una vita, conosciuta negli anni della scuola e corteggiata timidamente tra gli scaffali di una biblioteca, sapevano il significato dell’umana fragilità.

Lindgren, con la sua Stina, che è stata l’editor di tutti gli scritti del marito, colei che per prima li leggeva e ne trascriveva i manoscritti a computer, viveva in una grande casa parrocchiale nelle campagne a sud di Stoccolma, nella mite contea dell’Östergottland, ma veniva da nord, dal Västerbotten, la regione ben più fredda e aspra che, avvolta da luci bergmaniane e cieli protestanti, diede i natali a tanti scrittori svedesi. Da una lunga tradizione di narratori di storie – la nonna, il parroco del paese - si era alimentata la sua vena letteraria. Un’antica passione per la pittura lo aveva reso sensibile alle forme, ai colori e alle finezze dell’arte figurativa. Lui stesso, ci aveva confessato, si era cimentato con tavolozza e pennello, ma aveva avuto l’umiltà di riconoscere che, dipingendo, non avrebbe ottenuto che risultati mediocri, perciò aveva bruciato tutte le sue tele e scelto di esprimersi sulla carta. All’accanita ricerca della forma perfetta di un pittore dal nome pieno di evocazioni, Klingsor, aveva però dedicato l’ultimo suo romanzo, ammettendo di riconoscersi a fondo in quel bizzarro eroe. Aveva l’occhio e l’orecchio per cogliere al volo la qualità di un’opera d’arte: non per nulla era nella giuria che assegna il premio Nobel per la letteratura. Nutriva però una dichiarata passione per le apparenti dissonanze che celano in sé il misterioso ordine divino: le riconosceva, scrisse e disse, nel tripudio di ingredienti che arricchiscono la sostanziosissima pölsa - un piatto tipico svedese, gran bollito misto di carni, interiora e verdure -, nei passaggi più concitati di un’opera di Mahler, nelle linee sovrapposte di un quadro astratto, nel nitore che affiora dalla «sobria ebbrezza», così la definiva Lindgren, della scrittura.

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Con i corsi di lingue Iperborea continua la sua missione di avvicinamento e scambio tra la cultura scandinava e il nostro paese, iniziata nel 1987 con la ricerca, la traduzione e la pubblicazione delle maggiori opere letterarie classiche e contemporanee del Nord Europa in Italia. Dal 2011 infatti, inizialmente da sola e poi in collaborazione con l’Istituto Culturale Nordico di Anna Brännström, organizza a Milano corsi di lingue nordiche a vari livelli, per singoli e gruppi di tutte le età e per aziende, avvalendosi della collaborazione di insegnanti di lingua professionisti.

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