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Approfondimento

"L'uomo che scrive di mosche e lombrichi"

Data | Venerdì 16 Dicembre
Orario | 11:08

Articolo di Andrea Dusio uscito su Pagina 99, il 26 novembre 2016.

C'è un motivo per cui anche il più incallito degli animalisti desidera ogni tanto frequentare un gruppo di cacciatori. Nessuno sa infatti raccontare una storia come un cacciatore seduto a tavola. Per questo esistono i ristoranti per cacciatori, dove di solito a cucinare è un cacciatore, che è anche quello che racconta le storie migliori. La stessa tradizione della "short story" è legata alla caccia e ai suoi riti, come sa bene chiunque tenga un libro di Turgenev sul comodino.
Un piacere di poco inferiore lo dà ascoltare una discussione tra collezionisti dedicati a una stessa monomania. È la ragione per cui alcuni di noi, senza altro interesse, si svegliano all'alba per battere mercatini e fiere nelle domeniche di nebbia. Non siamo lì per i libri muffi, i dischi che gracchiano e gli oggetti inguardabili da salotto di Nonna Speranza. Ad attrarci irresistibilmente sono le chiacchiere di questi maniaci compulsivi, capaci di finire sul lastrico pur di far propria la copi in vinile blu di un oscuro album dei "Fields of the Nephilim".
A metà strada tra cacciatori e collezionisti esiste una categoria che molto promette a monomania e capacità di generare una sterminata aneddotica: quella degli entomologi. È con questa convinzione che l'anno scorso mi è capitato di comperare a scatola chiusa "L'arte di collezionare mosche", il primo libro che Iperborea ha pubblicato in Italia di Fredrik Sjöberg, scrittore e biologo svedese.
"Tutti nell'animo sono collezionisti di mosche, anche se non ce ne siamo mai accorti", si leggeva in quarta di copertina. Oggi che Sjöberg è diventato un caso letterario di una certa entità anche nel nostro Paese, possiamo dire che aveva ragione. Gli ingredienti della sua scrittura sono ridotti all'osso: divulgazione scientifica, umorismo condensato in frasi laconiche, una certa dose di narcisismo. E, in aggiunta, la deformazione professionale i chi applica lo sguardo lenticolare dell'entomologo anche agli uomini, in primis ai colleghi: personaggi elevati a protagonisti di un epos eroicomico che si estende da un libro all'altro ed è leggibile anche come una storia delle scienze naturali dotata di una sua coerenza, per quanto dispersiva e deragliante.
Dal 1986 Sjöberg vive a Runmarö, isola a quindici chilometri da Stoccolma abitata da trecento persone. Una condizione che ha favorito la sua passione per i sirfidi, ma che ha pure amplificato la sua voglia di raccontarsi. I suoi romanzi sono autoritratti, anche quando sembrano occuparsi di altro. Iperborea ha appena pubblicato 2Il re dell'uvetta", dedicato alla figura di Gustaf Eisen, zoologo globetrotter vissuto a metà del XIX secolo, studioso di lombrichi, archeologo convinto di aver scoperto il Graal, collezionista di tessuti Maya, insegnante di pittura di Strindberg e pioniere della coltivazione intensiva di uva sultanina. Un personaggio che funziona da perfetta Bovary, a garantire la presenza dell'autore in scena anche quando è fuori dall'inquadratura.
Kafka faceva alta letteratura col più improbabile degli insetti? Sjöberg tiene ben ferme con la pinza le zampette dei suoi improbabili eroi. Sicuro che il sirfide che è dentro i migliori di noi gli somigli come una goccia d'acqua.

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Con i corsi di lingua, Iperborea continua la sua missione di avvicinamento e scambio tra la cultura scandinava e il nostro paese, cominciata nel 1987 con la ricerca, la traduzione e la pubblicazione delle maggiori opere letterarie del Nord Europa in Italia. Nel 2011 abbiamo iniziato con corsi di svedese, norvegese, finlandese, danese.

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